Antonioli Antinfortunistica, 2026
Antonioli faceva quello che fanno quasi tutti nell'antinfortunistica: metteva il prodotto in vetrina. Foto in negozio, capi appoggiati, didascalie sul tessuto. Tutto corretto, ma indistinguibile da qualsiasi altro rivenditore, e niente che fermasse lo scroll.
Siamo partiti dalla domanda che nessuno si faceva: perché qualcuno dovrebbe fermarsi a guardare? La risposta non era nel prodotto, ma in chi lo indossa tutti i giorni e nei rischi che corre senza saperlo. Così abbiamo cambiato il punto di partenza di ogni contenuto. Non più cosa vende Antonioli, ma cosa rischia chi lavora: «stai lavando male», «il 90% li usa male», «multa da 2.500 €». Ogni post parte da un problema reale, non da un articolo a catalogo. Su questa logica abbiamo costruito un sistema visivo che si riconosce a colpo d'occhio: banda gialla e nera ispirata alla segnaletica da lavoro, titoli condensati su fondo scuro, il volto di chi parla in faccia allo spettatore e lo avverte. Abbiamo definito format ricorrenti, lo spettatore sa cosa aspettarsi e il profilo diventa riconoscibile anche prima di leggere il nome. E non ci siamo fermati alla singola grafica: gestiamo il feed come un flusso continuo, post dopo post, mantenendo la stessa voce e lo stesso ritmo nel tempo.
Il risultato è un profilo che ha smesso di sembrare un catalogo ed è diventato quello che la bio promette: l'alleato che ti dice dove stai sbagliando, prima che lo faccia la multa. Tutto il lavoro è stato costruito sui social, dal primo contenuto alla gestione quotidiana, ed è lì che Antonioli oggi si fa riconoscere.